Condividiamo la trascrizione dell’intervista a Barbara Marchica, all’interno del Podcast di RadioKaris inBlu

Amiche e amici all’ascolto, un caro saluto da Denise Arcieri. Dopo la pausa estiva, riparte oggi il nostro programma dedicato alle donne “Io sono unica, inno al genio femminile” che trae per ispirazione dal libro di Papa Francesco, che porta lo stesso titolo. Oggi la protagonista di questa puntata è Barbara Marchica. Barbara è una teologa cattolica specializzata in counselor professionale, è anche specializzata in counseling spirituale e pastorale ed è founder dell’Academy di Spiritual Counseling, patrocinata dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano. È anche fondatrice della società Benefit Spiritual Counseling.

D: Bentrovata.

R: Grazie dell’invito Denise.

D: Come è maturata la scelta di dedicarti alla teologia dopo il liceo? C’è stato un episodio, un momento preciso in cui hai pensato: “Voglio intraprendere questo cammino”?
R: Sì, ce l’ho molto chiaro, nonostante siano passati tanti anni. Dopo il liceo, i miei genitori hanno deciso di regalarmi un viaggio in Israele e lì ho scoperto per la prima volta la possibilità di studiare teologia. Non pensavo che esistesse uno studio scientifico su Dio. Avevo un insegnante di filosofia molto bravo, quindi ero già appassionata di filosofia, ma non immaginavo che ci fosse uno studio così specifico e scientifico. Da lì è nata la mia passione. Ancora oggi sono appassionata di tematiche di morale, bioetica e spiritualità. Anni di studio e formazione hanno trasformato questa passione anche in una professione, soprattutto grazie agli incontri decisivi, come quello con il counseling spirituale durante il mio dottorato in teologia, in particolare durante un viaggio di studio in America.

D: Cosa cambia in quel momento quando inizi a approfondire questo metodo? Cambia qualcosa dentro di te? Una nuova consapevolezza?
R: In Italia, la teologia non prevede uno sbocco professionale specifico. Dopo più di dieci anni di studio, avevo bisogno di un lavoro perché non potevo mantenermi senza. Ho iniziato a insegnare religione alle superiori, esperienza molto utile, ma sentivo il desiderio di fare qualcosa nell’area della formazione. Così il counseling ha acceso una riflessione. Ho iniziato il diploma come counselor e ho scoperto l’area spirituale del counseling, praticamente inesistente in Italia, mentre negli Stati Uniti c’era già un’esperienza trentennale. L’opportunità di unire il dottorato a questo percorso mi ha portato a New York grazie alla Facoltà Teologica del Triveneto, che mi ha offerto di fare un dottorato su questo tema.

D: Come ci sei arrivata al metodo SPEED? Cosa vuol dire intraprendere questo cammino?
R: Avevo studiato tantissimo, sia teologia che counseling, ma mi sono trovata in una crisi relazionale e affettiva. Sapevo mentalmente cosa fare, ma nella pratica non ci riuscivo. È stato un campanello d’allarme: non basta conoscere, serve un metodo pratico. Durante il dottorato ho lavorato su Bernard Lonergan, che propone un metodo conoscitivo. Così sono nati i quattro step del metodo speed: sentire, pensare, discernere e scegliere. Servono a passare dal piano mentale a quello del sentire, trasformando la conoscenza in pratica.

D: Qual è la scintilla per iniziare questo percorso?
R: Parlo della mia esperienza e di quelle di oltre 3000 persone che ho seguito. Lo schema ricorrente è agire sempre nello stesso modo, pensare sempre nello stesso modo, generando abitudini malsane. Diventa fondamentale sviluppare la consapevolezza di sé, integrando anche il piano spirituale. Capire di essere dentro uno schema ripetitivo è il primo passo per interromperlo e crescere interiormente, spiritualmente, costruendo relazioni di qualità con sé e con gli altri. Occorre anche saper sostare nelle relazioni, prendersi un tempo di presenza, ascoltando senza interferire immediatamente con la parola.

D: Cosa vuol dire accompagnare le persone a scoprirsi, sperimentare ed esprimere il proprio valore?
R: Significa imparare a non scaricare sugli altri la nostra “immondizia” interiore, cioè filtrare ciò che vogliamo trasmettere, curando le relazioni. Lavorare su sé stessi e sulle proprie risorse genera relazioni costruttive e impatto positivo sulla società.

D: Ci racconti della società Benefit Spiritual Counseling?
R: La scuola e l’Academy nascono da un bisogno emerso: sacerdoti, suore e laici necessitano di competenze relazionali. Oggi i contenuti da soli non bastano; serve la forma, che è data dalla relazione. Lavoriamo su intelligenza emotiva, comunicazione costruttiva, ascolto attivo e intelligenza spirituale, integrando il piano teologico con quello psicologico. Il 40% degli studenti sono sacerdoti o religiosi con ruoli importanti, che cercano competenze per interagire meglio con le comunità e con i destinatari odierni. L’approccio unisce il counseling spirituale alla teologia, rendendolo concreto e metodico.

D: Qual è il contributo della teologia al counseling pastorale?
R: La teologia offre categorie concettuali per comprendere la rivelazione. Il counseling spirituale rintraccia le situazioni vissute dalla coscienza, offre pratiche concrete e permette di integrare il piano teologico-spirituale con quello psicologico.

D: Come è cambiato l’ambito ecclesiale rispetto al counseling spirituale in Italia?
R: Siamo ancora all’inizio, in fase embrionale. Ho creato Spiritual Counseling come prima realtà cattolica che integra il dato psicologico con quello teologico. C’è bisogno soprattutto nelle comunità o parrocchie in crisi e la spiritualità emerge come urgenza, anche tramite i social.

D: Che ruolo hanno i social nella tua attività?
R: I social avvicinano persone in tutto il mondo e creano comunità ecoreali. Le live permettono scambi di valore e la convention annuale offre incontri in presenza. È importante cambiare linguaggi per raggiungere i destinatari, soprattutto chi è lontano dalla Chiesa.

D: Ripartire dalla donna, cosa significa?
R: Significa valorizzare un femminile capace di non avere fretta, di sostare e di prendersi cura di sé e degli altri. Le donne possono insegnare a sciogliere tensioni e andare oltre i conflitti, un aspetto fondamentale nel momento storico attuale.

D: Ci parli della convention del 18 ottobre?
R: Sarà un momento di crescita personale e spirituale, con speaker autorevoli. Il tema di quest’anno è affrontare le delusioni, gestire momenti no e imprevisti, integrando la fede in questi processi. La fede diventa risorsa per affrontare le difficoltà quotidiane. Solo così la testimonianza nasce da un’esperienza personale.

Grazie per averci seguito. A presto, Denise Arcieri.